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Giulia Annovi

Dal laboratorio al web

La settimana scorsa ho avuto modo di partecipare a GOW, Get Online Week, prendendo parte a un evento organizzato a Ferrara per i ragazzi delle scuole superiori.
Il tema era il lavoro digitale, per dare un’idea ai ragazzi di come possono evolversi certe professioni al tempo di internet.

Per me è stata un’ottima occasione di confronto con persone che stanno pensando al loro futuro. Ho tentato di rispondere ai loro dubbi, di immaginare le loro curiosità. Al contempo però è stato un modo anche per fare un bilancio sul mio lavoro, ripensando alle motivazioni che mi hanno portato su questa strada e agli elementi chiave che non devono mancare al professionista.

Qui di seguito allego la mia presentazione, dove ho parlato in cosa consiste il mio lavoro e dove ho allegato alcuni esempi di applicazione.

 

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Open Data Day 2016: un punto di vista esterno

Oggi era l’open data day 2016 e io ho partecipato all’iniziativa organizzata nella città in cui abito. In questo post vorrei raggruppare alcuni pensieri “a caldo” sulla trasformazione in atto intorno agli open data. Per quanto io non sia un’addetta ai lavori, seguo il discorso da diversi anni e sono tutt’ora un’utilizzatrice dei dati rilasciati dalle pubbliche amministrazioni.

Diversamente dagli altri anni non ho raggiunto Bologna, ma mi sono fermata a Modena.
Con grande rammarico la prima impressione è stata quella di vedere un pubblico formato prevalentemente da addetti ai lavori: amministratori, ingegneri, docenti universitari. Il fatto che gli open data abbiano attratto l’attenzione di persone così altamente qualificate è certamente utile a formulare un pensiero più organico, complesso e ordinato intorno al fenomeno dei dati aperti. Tuttavia l’obiettivo della giornata, che era quello di liberare dati e incoraggiare i cittadini a maneggiare gli open data, è andato perso. Per il prossimo anno sarebbe bello affiancare alla riflessione, che è stata di somma importanza, un’attività di laboratorio o una piccola sessione dimostrativa. Continue reading “Open Data Day 2016: un punto di vista esterno”

#RIPtwitter

Stamattina, ancora in pigiama, ho aperto Twitter. Lo faccio tutte le mattine.  Leggere #RIPTwitter è stato agghiacciante. Usiamo RIP indistintamente per le persone e per le cose: ho ancora impressi negli occhi i post dedicati a Giulio Regeni!
La seconda riflessione che ho fatto è che abbiamo già decretato la morte di Twitter. Continue reading “#RIPtwitter”

Manipolazioni della luce

In questi giorni ci inciampo, ci sbatto contro anche senza volere. La trovo in un volantino che pubblicizza un corso di fotografia, in un post su Facebook che parla di un evento che mi era sfuggito.
Sto parlando della luce. Un soggetto interessante se si pensa che può essere indagata dalla scienza,   può essere prestata all’arte, diventa elemento chiave per il cinema. Continue reading “Manipolazioni della luce”

Giochi da tavola e scienza

Timeline gioco scienza

Ho ricevuto un gioco come regalo di Natale. È che penso che gli adulti che sanno ancora giocare abbiano una marcia in più. Nel gioco si esorcizza la vita.

Il gioco in questione lo consiglio a tutti: si chiama Timeline. Come dice la parola, l’importante è mettere nell’ordine giusto gli avvenimenti del passato. Continue reading “Giochi da tavola e scienza”

Human sperimentation

drugs

Human sperimentation seems a terrifying idea. However it is an important favour that patients or health people are making to humanity.
So far,  204.459 clinical trials have been registered on the portal ClinicalTrials.gov. The most represented countries are U.S., followed by Europe ( 57.224).
We are studying in particular infectious diseases (29%) and drugs related to mental health (39%).

Even if a lot of researches are registered on ClinicalTrials.gov, a lot of studies lack informations about results. The article published by Datajournalism.it (in Italian, sorry), talks about this issue.

Clinical trial and results

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Internet, i grandi e i piccini

computer

Perché la scuola e perché la scuola digitale? Il mio interesse nasce dal fatto che alcune mattine mi capita di incontrare i ragazzi delle scuole sparse per la provincia di Modena, dove abito. Sono soprattutto alle medie, ma l’età si sta abbassando sempre più: lo smartphone ormai è in mano a ragazzi di seconda – terza elementare.
Le scuole hanno acquisito una certa sensibilità nei confronti dei pericoli che il digitale può nascondere, pericoli che sono spesso collegati all’uso improprio e inconsapevole che i ragazzi ne fanno.
Pigri e passivi sono pochi i ragazzi che mettono le mani sulla tastiera per dare comandi precisi al computer. I più usufruiscono di programmi già confezionati, di contenuti più o meno educativi, interessanti, ricchi.
Complice anche la scuola, spesso i ragazzi si trovano davanti a una LIM con scarse possibilità di interagire, non hanno computer a sufficienza o hanno connessioni estremamente lente. Per fortuna le cose stanno cambiando: alcune scuole hanno introdotto laboratori per docenti e alunni   in cui il computer assume un ruolo più attivo. Altre volte è la stessa scuola che si attrezza con tecnologie più avanzate, per incontrare le esigenze di una didattica più digitale e  al passo con i tempi. Ho parlato di alcuni progetti in questo articolo di Wired.

strumenti digitali a scuola
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Come farsi venire un’idea?

creatività

Visuale e inusuale. Questa sembra essere il segreto della creatività. Ne ho avuto una prova oggi, durante la simulazione di un brainstorming creativo effettuato durante il 19 Millions Project a Roma.

Il primo passo è buttare giù una serie di idee per rispondere a una certa domanda: ad esempio portare i bambini di più in giro per la strada. Come fare?

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Ma l’educazione comincia dal nido?

bambini gioco

L’asilo nido non è solo un’opportunità per i genitori che devono lavorare. Il nido è anche il primo passo per cominciare un percorso di istruzione e socializzazione.
Fanalino di coda rispetto all’Europa per iscritti all’asilo nido, l’Italia non conta più del 12% di bambini frequentanti. Ma non è solo questione di mentalità: spesso l’accesso al nido è negato proprio per un problema di posti. Poche strutture, molte delle quali private, e prezzi che oscillano tra una scuola e l’altra senza un criterio ben definito complicano la situazione.

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